Calendario, tanti nuovi inizi

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L’inizio. un concetto così scontato quanto quasi impossibile da definire nettamente. Imprescindibilmente legato alla fine. Se non c’è fine non c’è inizio e viceversa; è universale, poiché non solo l’uomo inizia e finisce, ma anche gli animali, le piante, l’universo, le storie, e più o meno tutto quanto sia legato alla materia, che sempre si trasforma.

L’inizio può essere analizzato nell’ottica della Storia. Ci sono stati eventi che hanno cambiato le sorti di interi sistemi di pensiero. Riferendosi a questi eventi è stato possibile rendere concreta un’astrazione labile come il tempo, che si fonde con lo spazio – come rivelò Einstein – e quindi, quasi obbligatoriamente, viene vissuto in modi differenti, dato che lo spazio (inteso come superficie abitata da uomini) è dimora di gruppi di persone con storie molto diverse alle spalle. Qui trarremo spunto da alcuni calendari molto distanti tra loro per una piccola conclusione finale.

Evento fondamentale è la nascita di Gesù Cristo, origine di un drastico cambiamento che ha influito sul “tempo romano” e che, per convenzione, è divenuto sistema universale di misurazione del tempo. Nel passato il calendario romano-cristiano ha comunque subito adattamenti dovuti alle esigenze locali, soprattutto in una terra di campanilismi come l’Italia: il calendario pisano, per esempio, parte il 25 marzo, cioè 9 mesi esatti prima del 25 dicembre, che nella razionalità medievale indicava il giorno del concepimento di Gesù e che tutt’oggi è festeggiato con la cerimonia del “raggio di sole”, che entra da un foro nel Duomo di Pisa e va a colpire un uovo di marmo allo scoccare del mezzogiorno.

Ovviamente, in parallelo al calendario cristiano, altre forme sono tutt’oggi in vigore: per lo stato d’Israele, ufficialmente di religione ebraica, siamo nel corso dell’anno 5775, che secondo le indicazioni bibliche è la distanza temporale dal momento della Creazione; i musulmani invece considerano come evento saliente la data dell’Egira, cioè il trasferimento di Maometto a Medina, nel 622 d. C. Per l’islam, quindi, il primo gennaio 2015 corrisponde al 10 Rabî Al-Awwal 1436.

Le discrepanze, come già accennato, possono essere anche forti: il concetto di inizio è legato indissolubilmente alle credenze, ai miti, al folclore. Ciò che per me rappresenta un momento di inizio, quindi di stacco e di novità, può non esserlo per la persona che mi sta accanto, magari proveniente dalla Polinesia o dall’Amazzonia.

rivoluzione

Uno dei più famosi è il calendario della Rivoluzione Francese, in vigore appunto in Francia dal 1793 al 1806, che è un chiaro esempio di come l’ideologia si fonda sottilmente con il concetto di spazio-tempo. Sul sito www.projectpluto.com si leggono i nomi dei mesi rivoluzionari (per citarne alcuni: piovoso, ventoso, termidoro…) con una breve spiegazione: secondo l’idea illuminista, l’antico e l’irrazionale non avevano più motivo d’esistere, e andavano sostituiti con la razionalità pura; ecco che entra in vigore il sistema metrico (altro esempio di inizio, di cambiamento radicale negli usi: una volta le unità di misura differivano persino di città in città) e uno scandimento del tempo decimale e non sessagesimale. Decimali erano persino le “settimane”: ogni mese si componeva di tre ‘settimane’ da dieci giorni ciascuna. In questo modo si cancellavano i riferimenti religiosi alla domenica e ci si accordava agli orologi decimali, ma per ovvi motivi scientifici – e ideologici, dovuti alla Restaurazione – l’idea non ha avuto successo ed è morta con la Rivoluzione.

I “signori del Tempo” per antonomasia sono stati i Maya, che utilizzavano ben tre calendari diversi; uno religioso, Tzolkin, uno civile, Haab, e uno a lungo termine, il “Lungo Computo”, il famoso calendario che ha disseminato dicerie e superstizioni in vista del 21 dicembre 2012.

L’Haab era un calendario di 365 giorni, composto di diciotto mesi da venti giorni ciascuno più 5 ”giorni perduti”; lo Tzolkin aveva 260 giorni ed era diviso in 13 mesi da 20 giorni ciascuno. Il Lungo Computo invece indicava una vera e propria era, ed era pari a 5125 anni. Questi geni della matematica ante-litteram disponevano persino di un calendario per determinare il sesso dei nascituri secondo calcoli astronomici.

Anche il calendario cinese ha un meccanismo di previsione del sesso dei bambini, similmente al calendario Maya, e presenta affinità con quello ebraico: entrambi hanno anni “comuni”, cioè di 12 mesi e di lunghezza variabile da 353 a 355 giorni, e anni “embolismici” di 13 mesi, variabili da 383 a 385 giorni: anch’esso, come il calendario ebraico, è un calendario lunisolare. È famoso, del calendario cinese, il sistema dei segni zodiacali, che varia di anno in anno: il 2015 è l’anno della capra, il che significa che i prossimi quattro anni saranno dedicati alla scimmia, alla gallina, al cane e al maiale. Gli altri segni sono il topo, il bue, la tigre, il coniglio, il drago, il serpente e il cavallo.

calendario cinese

È interessante notare come, nonostante le differenze culturali ed ideologiche – spesso solo di piccoli gruppi all’interno di società più o meno vaste – tutti gli uomini abbiano bisogno di sublimare l’inizio e la fine secondo concezioni anche molto differenti: la nostra visione lineare del tempo ha poco da spartire con la ciclicità propria della filosofia Maya, difficilmente afferrabile per un occidentale, secondo la quale gli eventi sono destinati a ripetersi, in modo molto più simile al ciclo di rinascite buddhista atto a raggiungere il Nirvana, l’auto-annullamento. Ergo prospettive diverse: chi spera in una vita eterna, senza inizio né fine, e chi nel Nulla più puro, sempre senza inizio né fine. I calendari stessi sembrano tutti destinati a implodere.

Inizio come post-fine, come positività, come battaglia.

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