Calcutta live a Metarock: live report della terza serata

Calcutta e Mandrake live a Metarock Festival

PISA – giovedì 8 settembre il palco di Metarock della Cittadella ha ospitato un nome nuovo, sorpresa recente della programmazione del Festival: il cantautore di Latina Edoardo Calcutta che nell’ultimo anno sta riscuotendo un grande successo tra il pubblico giovanissimo del circuito indipendente italiano con il suo album Mainstream.

Ad aprire la serata sono stati i Mandrake, esterofilo gruppo folk pop di Livorno che ha presentato gli ultimi brani estratti dal nuovo disco, Dancing with Viga, uscito a gennaio 2015. La band ha presentato l’album raccontando anche le sue due importanti collaborazioni: la prima con la cantante Lisa Papineau, artista americana che ha lavorato con gli AIR, e la seconda con l’unica orchestra italiana di ukulele, il Sinfonico Honolulu. Il live è stato piacevole e tranquillo, tutti i brani proposti erano in lingua inglese e lontanissimi dal concetto di musica e canzone italiana, ma l’esibizione si è rivelata decisamente curiosa e interessante dal punto di vista di influenze musicali, tra cui serpeggiavano Strokes e Placebo. La band ha suonato in modo tecnicamente precisissimo, sacrificando un po’ l’aspetto della presenza scenica e del contatto, e a dare quel tocco in più nel sound è sicuramente stata la violinista, membro dell’Orchestra Sinfonica di Sting. Nonostante la barriera linguistica dei pezzi proposti il pubblico però è rimasto incollato al palco e ha reagito con interesse e curiosità che ha scaldato la band sempre più, e ha creato alla fine un scambio emotivo sulle note del singolo malinconico Ghost in me.

Mandrake (foto di Ilaria Soriani per g.c.)

Mandrake (foto di Ilaria Soriani per g.c.)

Finita l’esibizione dei Mandrake il pubblico ha iniziato ad ammassarsi e comprimersi verso il palco in attesa di Calcutta. Da ogni dove hanno iniziato a levarsi cori e coretti che acclamavano il cantautore a gran voce: dal classico e romano «Calcuuu!» fino a vari bonari insulti seguiti da battute e risate goliardiche. Un gruppo di ragazzi sotto il palco ha iniziato a gridare: «Calcutta frocio! Coglione! Dov’è Papa Francesco! Daje!» a prenderlo in giro, a fargli il verso, lo stesso gruppo che poi ha cantato tutti i pezzi del cantautore dall’inizio alla fine, fino a perdere la voce. Un concerto di Calcutta è sicuramente più interessante ed esplicativo se lo si guarda dalla parte del pubblico e delle sue reazioni, perché se ne evince il potenziale di rottura e criticità che questo personaggio è riuscito a costruire su di sé, generando a sua volta un pubblico giovane che lo odia e uno che lo ama alla follia, anche se entrambi lo prendono in giro come si può prendere in giro un amico a cui si vuole un gran bene e con cui si condividono momenti di divertimento infantile e confidenziale.
Quando Edoardo Calcutta è arrivato sul palco, all’ultimo, come una rock star, dopo che tutti i musicisti si erano sistemati, la folla è scoppiata in grida, ma lui non si è scomposto e ha fatto finta di niente snobbando il pubblico e attaccando con Limonata. Il pezzo successivo, Frosinone, ha generato nella folla il delirio canoro, cori alla Vasco Rossi, e mani al cielo. Calcutta non si è risparmiato il suo show stanco e annoiato, la sua autoironia disincantata e concreta al punto giusto, come piace alla nostra generazione giovane diventata inconsapevolmente stanca e superficialmente cinica per osmosi da social.

Calcutta (foto di Ilaria Soriani, per g.c.)

Calcutta (foto di Ilaria Soriani, per g.c.)

Dinosauri è stato presentato come un pezzo che parla dell’estinzione del genere umano, Milano come una canzone scritta per una ragazza che parlava di cose incomprensibili che ancora Edoardo non è riuscito a spiegarsi, mentre per Gaetano, Calcutta ha detto: «Questo prossimo pezzo si chiama Tortellini ed è dedicato all’Emilia Romagna», scatenando risate e divertimento tra i fan sempre più coinvolti.
Disorientamento, spicciola ironia sugli -ismi, sui massimi sistemi, sulla società, un’ironia che fa vedere il mondo da un punto di vista che indaga la superficie delle cose e non scende nei particolari, un modo di vedere le cose in maniera semplice e diretta, questi sono gli ingredienti pop di un live di Calcutta, e sicuramente anche quelli per cui sta riscuotendo enorme successo. Gli arrangiamenti, il live non sono stati eccezionali a livello tecnico, Calcutta non è un grande cantante o un eccellente musicista, (anche se i musicisti che lo accompagnano sono stati bravi) ma lui funziona come personaggio. Live sicuramente funziona ancora di più, perché sembra esprimere nell’atteggiamento e nei testi (il suo grande punto forte, con vari picchi poetici che sembrano inconsapevoli anche se non lo sono) quello che il mondo giovane sta diventando, un mondo multitasking dove tutti vogliono definirsi artisti e fare arte sebbene in maniera superficiale. Per tutto il live Calcutta si è preso in giro, si è comportato come se non credesse in quello che diceva, ma ha funzionato in maniera incredibile, entrando nella testa e nel cuore della gente che si riconosceva in quello che lui comunicava.

Calcutta (foto di Ilaria Soriani per g.c.)

Calcutta (foto di Ilaria Soriani per g.c.)

Il live è proseguito con Le barche, ed è scoppiato con Cosa mi manchi a fare, mentre per  un pezzo come Albero Calcutta ha deciso di cantare con il chitarrista, scena bellissima che sembrava uscita più da un momento goliardico tra amici che da un live professionale e serio. Per Pomezia Calcutta ha annunciato il ritorno di Alberto, detto “il tracina”, battuta da film e da folklore romani, per poi proseguire con un altro pezzo tormentone, Amarena, da lui definito «il primo pezzo che scritto in tutta la mia vita». Sarà stata la verità o ci stava prendendo in giro? Non si sa, ma il pubblico apprezzava a prescindere.
Lo show è continuato sempre con alti livelli di ironia: per Dal Verde Calcutta ha chiamato il bassista a presentare il pezzo, dato che secondo il cantautore, presentare quel pezzo era la sua specialità e, mentre il pubblico cantava il ritornello a memoria, Calcutta ha girato il microfono e l’asta verso la folla e se ne è andato alla tastiera, quasi come a prendere in giro l’atto empatico di allungare il microfono verso il pubblico per farlo cantare, tipico delle band rock. Durante la serata Edoardo e company hanno suonato Mi piace andare al mare, Arbre Magique («pezzo che parla di scopare») e Oroscopo, definito dal cantautore come la nuova Imagine, generando risate e delirio tra il pubblico.

Calcutta (foto di Ilaria Soriani per g.c.)

Calcutta (foto di Ilaria Soriani per g.c.)

Verso la fine sono state riproposte Frosinone e Gaetano a grande richiesta dei fan. Alla chiusura del concerto Calcutta ha salutato la folla della Cittadella con un’affermazione divertentissima che fa davvero capire come lui non si prenda mai sul serio, pur essendo realmente consapevolre di quello che fa e di come si atteggia: «Ci si vede alla prossima data nel 2023». Per uno come Calcutta che suona tantissimo e ovunque, questa affermazione ha lasciato un tocco di sarcasmo e ironia, generando sicuramente ancora più affetto e confidenza in chi lo segue, e tratteggiando la sua figura come un musicista che vive dentro dall’ambiente dei suoi fan, prendendo in giro tutti e trasformando questo modo di fare in un’arte. Sicuramente ancora più di contrasto dopo il tecnicismo dei Mandrake e decisamente Pop sotto tutti i punti di vista.

Sotto, la gallery del live a cura di Ilaria Soriani

Virginia Villo Monteverdi

Virginia Villo Monteverdi

Fatta di musica, arte, immaginazione e altre cose intellettuali e magari noiose.
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