La storia dell’arte nei video di Bill Viola

Bill Viola (1951) è uno dei principali protagonisti della videoarte contemporanea. Lavora nel campo del video da più di quarant’anni e ha ottenuto numerosi riconoscimenti a livello internazionale. Newyorchese di nascita, ha studiato arte presso la Syracuse University, dove prese parte a un corso di studio sperimentale: «Una sezione destinata ad accogliere tutti quegli studenti che non si trovavano bene nelle altre classi, una sorta di rifugio per orfani», racconta il videoartista.

Così per la prima volta entrò in contatto con il Super 8 e poi con il video. Dopo essersi laureato in Visual e Performing Arts nel 1973 espose le sue opere in una collettiva con i più grandi pionieri della videoarte: Nam June Paik, Peter Campus e Bruce Nauman. L’anno seguente si trasferì a Firenze, dove visse per 18 mesi e iniziò a collaborare come direttore tecnico e responsabile della produzione di Art/Tapes/22, uno dei primi “Video Art Studio” nati in Europa fondato da Maria Gloria Bicocchi.

In terra Toscana trasse molte ispirazioni per i suoi video e ne è un esempio il celebre The Greeting (1995) che presentò alla 46° biennale di Venezia. Si tratta di un’installazione che appartiene ad ciclo di cinque opere intitolato Buried Secrets e rimanda alla Visitazione di Carmignano (1528) del pittore Jacopo Carucci detto il Pontormo. Nel 2001 Viola si recò a Pisa dove tenne una conferenza presso la Scuola Normale, e poi a Prato dove il suo video The Greeting fu esposto nella Pieve di San Michele di Carmignano, dove si trova il dipinto del Pontormo. Viola rimase affascinato dalla composizione del dipinto che ritrae l’incontro tra la Vergine e santa Elisabetta e dalla capacità dell’artista fiorentino di creare un’illusione di movimento attraverso le vesti delle donne che sembrano mosse dal vento ponendosi in contrapposizione alla fissità dello sfondo.

Jacopo Carucci detto il Pontormo, La Visitazione e Bill Viola, The Greeting, 1995

Jacopo Carucci detto il Pontormo, La Visitazione (1528) e Bill Viola, The Greeting (1995), fonte: daniellara.com

 

L’arte di Viola si distingue per la capacità di legare insieme due mondi apparentemente lontanissimi come la tecnologia video e la tradizione figurativa occidentale. I suoi quadri in movimento hanno la capacità di sollecitare tutti i sensi dello spettatore, il quale viene ipnotizzato dall’andamento eccessivamente lento delle immagini. La sua poetica ha al centro l’indagine dell’uomo e della sua corporeità e si pone in antitesi all’arte non figurativa che aveva caratterizzato la produzione artistica del XX secolo. Inoltre, attraverso la tecnica del ralenti, che conferisce un’atmosfera sacra e spirituale alle immagini, Viola intende condurre lo spettatore a osservare più attentamente i volti e le espressioni degli attori che, per esempio nei video del ciclo The Passions, sono carichi di sentimenti di dolore, rabbia e di paura. L’interesse per la rappresentazione delle emozioni scaturisce in Bill Viola a partire dal 1998 quando partecipò al ciclo di seminari “Representing the Passion” del Getty Research Institute di Los Angeles il cui direttore era allora Salvatore Settis. Primo effetto di questa esperienza è The Quintet of the Astonished (2000) che riporta alla mente i ritratti a mezzo busto osservati da un punto di vista ravvicinato del pittore fiammingo Hieronymus Bosch e in particolare l’opera L’incoronazione di spine (1485).

Bill Viola,The Quintet of the Astonished (2000)

Bill Viola,The Quintet of the Astonished (2000), fonte: vimeo.com

 

Bosch, L’incoronazione di spine (1485)

Hieronymus Bosch, L’incoronazione di spine o Cristo deriso (1485), fonte: doomby.com 

 

Sempre dalla tradizione artistica Bill Viola trae le forme tipiche dell’arte sacra e in particolare il trittico. Come un pittore del medioevo e del rinascimento Viola elabora la scena utilizzando tre schermi per le sue installazioni The City of Man (1989) e Nantes Triptych (1992). In quest’ultimo video-trittico appare nel primo schermo la nascita di un bambino, nel secondo un uomo abbandonato al movimento dell’acqua e nell’ultimo la madre del videoartista in fin di vita in una camera d’ospedale. Nantes Triptych insieme a Heaven and Earth (1992) ha un significato intimo per Bill Viola che mette in scena il suo vissuto, due eventi che poco prima della realizzazione delle due opere hanno segnato la sua vita: la morte della madre e la nascita del suo secondo figlio. Queste potenti immagini di intima realtà conducono lo spettatore alla meditazione e alla contemplazione.

Bill Viola, Nantes Triptych 1992

Bill Viola, Nantes Triptych (1992), fonte: tate.org.uk

 

Nel 2008 all’artista newyorchese è stata dedicata una mostra antologica al Palazzo delle Esposizioni di Roma intitolata “Visioni Interiori” e curata dalla moglie Kira Perov.  Molti video-dipinti di Bill Viola dichiarano un profondo legame con l’Italia e la sua formazione artistica; e il suo sguardo curioso rivolto al passato ritornano anche nei suoi video più recenti: un esempio è l’opera Isolde’s Ascension (The Shape of Light in the Space After Death) del 2005 che è stata, fino a gennaio di quest’anno, protagonista in un’esposizione a Palazzo Magnani di Reggio Emilia in dialogo con il dipinto Santa Maria Maddalena portata in cielo dagli angeli (1616-18) del pittore emiliano Giovanni Lanfranco. Questo confronto continuo con i grandi capolavori della storia dell’arte non ha solo l’intento di attualizzare le opere che fanno parte del nostro patrimonio culturale. Ma Viola attraverso la tecnologia del nostro tempo intende portare lo spettatore contemporaneo a un’osservazione più attenta al fine di cogliere tutte quelle sensazioni che l’arte è in grado di trasmettere.

 

Lanfranco, Santa Maria Maddalena portata in cielo dagli angeli (1616-18)

Lanfranco, Santa Maria Maddalena portata in cielo dagli angeli (1616-18), fonte: trumblr.com 

Bill Viola, Isolde’s Ascension (The Shape of Light in the Space After Death) (2005)

Bill Viola, Isolde’s Ascension (The Shape of Light in the Space After Death) (2005), fonte: pinterest.com 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mariateresa Giacalone

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