“The burning flag” a Pisa. Il giro di giostra infinito di Bill Hicks

Scordatevi ogni tipo di commemorazione che conoscete. Tipo quelle tristi e anacronistiche cerimonie condotte da pseudo sacerdoti ancor più tristi. E per giunta noiose – peccato ben più grave.

A ricordare Bill Hicks lo scorso giovedì al Teatro Lux di Pisa, infatti, non ci si è certo annoiati. Proprio oggi sono trascorsi ventitré anni dalla sua scomparsa, ma la serata annuale dedicata al comico americano, dal titolo The burning flag e giunta alla quarta edizione, è stata più viva che mai.

Scordatevi anche quegli amarcord che, seppur ben fatti, lasciano l’amaro in bocca e un senso di tristezza universale anche quando, subito dopo, sei a tu per tu con la notte.

Le buone ragioni non mancano.

Da sinistra: Elena Fusaroli, Marco Di Pinto, Giorgio Montanini e Antonio Ricatti

Elena Fusaroli e Marco Di Pinto, nella doppia veste di presentatori e organizzatori (in collaborazione col forum italiano dedicato a Bill Hicks fondato da Valentina Fumagalli), hanno dimostrato la loro bravura trasformando l’atmosfera del bel teatro cittadino in un club, ideale per il genere della stand-up comedy. Zero tempi morti, zero noia.

Ai saluti e all’introduzione è seguita la performance del giovane comico Antonio Ricatti. Il suo stile pacato e rassicurante ha fatto con efficacia da contraltare ai testi pungenti. Dal racconto di come lui e Marco sono arrivati a conoscere Bill Hicks e la rivoluzione che ha portato al genere della stand-up comedy, fino alla “squisita” immagine finale relativa all’Islanda – lungi da noi qualsivoglia spoiler –, che chiude un pezzo brillante e tecnicamente ben eseguito.

Nessuna forzatura, nessun tentativo di far rivivere chi nello spirito non è mai morto. Bill Hicks probabilmente si sarebbe goduto la serata stando tra il pubblico consumando i soliti «due accendini al giorno», citando una delle sue battute più note sul fumo.

Nessuna seduta spiritica, dicevamo, perché il presente della stand-up comedy italiana – ovvero quello che attualmente, forse, la rappresenta al meglio – viene annunciato e raggiunge il microfono.

Giorgio Montanini

Giorgio Montanini porta i blue jeans e la consueta camicia nera troppo larga, somigliando alla versione lucida e «giocosamente feroce» (come si autodefinisce) di Hank Moody. Ha fatto i salti mortali per essere della serata, e il suo omaggio a Bill Hicks ha coinciso con la sua presenza lì, sul palco del Teatro Lux, perché «è grazie a lui se siamo su un palco. Tecnicamente Bill Hicks rappresenta il passaggio nella stand-up comedy satirica moderna. Ha rivoluzionato un genere, come Lenny Bruce fece a suo tempo e a suo modo».

Sul quel palco, il comico di Fermo ha riproposto alcuni pezzi eseguiti a Nemico Pubblico, il programma che ha ideato e condotto su Rai Tre per tre stagioni. Ma senza alcun tipo di riguardo, per così dire, “televisivo”, se è vero che la tv raffredda oltremodo le performance dei comici. E l’effetto è notevole. Ha studiato e si sente. Da Nibiru, primo spettacolo della carriera, i miglioramenti sono esponenziali. «Se non ci metti il cuore e non parli di te, diventa solo un esercizio», ha affermato. E allora via con pezzi sulla paternità e sulla coppia (esperienze personali dirette), ma senza pannolini e suocere, tipici del comico da villaggio turistico. Perché ridere è una cosa seria.

Il clima in sala è sempre più piacevole. Durante l’intervallo, subito dopo l’esibizione di Montanini, ci sono solo sorrisi e scambi di opinioni sulle varie performance.

Spazio poi alle ultime due graditissime sorprese. Il collegamento su Skype col fratello di Bill, Steve Hicks, al quale il pubblico ha potuto rivolgere alcune domande. Un bel momento. E prima, un video inedito di uno spettacolo di Bill datato 1988. Non si sono di certo percepiti i ventinove anni di distanza tra quella performance e il pubblico del Lux, che ride e applaude come se Bill fosse stato lì davanti, su quel palco.

 

Fino a qui il racconto, tanto doveroso quanto difficile al cospetto della qualità della serata. Ma forse non tutti conoscono Bill Hicks. Anzi, è pressoché sicuro.

Al di là di ogni nozione biografica in stile Wikipedia, Bill Hicks non ha solo rivoluzionato il genere della stand-up comedy. Ha proposto al pubblico, presente e futuro (quindi noi), una filosofia di vita basata sulla solidarietà universale. Come una visione (così infatti la definisce sul palco), forse utopica: ma non sono le utopie a farci camminare, quindi ad agire, mentre tendiamo verso di esse?

Bill aveva capito che il mondo avrebbe raggiunto il grado di complessità in cui si trova oggi. «C’è un senso a tutto questo?», si chiede (e ci chiede). Sì, ed è nel nostro incontro-rapporto con l’altro.

L’altro era il sogno americano, che criticava aspramente, soprattutto da quando è iniziata, sotto le presidenze Reagan e Bush padre, la lotta di classe dall’alto verso il basso e che ha avuto negli anni un buon numero di imitatori anche in Europa. L’altro era la società americana (e, per riflesso, quella occidentale), diventata ormai terreno fertile per il successo dei pubblicitari e della musica da centro commerciale, condizione necessaria per la riduzione dello sviluppo del pensiero critico. L’altro era la violenza delle guerre condotte dagli Stati Uniti, di cui denuncia la politica neoimperialista promuovendo messaggi di pace.

Ma l’altro era, soprattutto, la singolarità di ciascun individuo. Dietro gli sketch “scabrosi” che possono facilmente scandalizzare un pubblico non convenzionale, c’era un pensatore. «Mi occupo della sorgente di luce che viene dai vostri cuori», diceva. Perché l’altro, che era presente come pubblico ma anche come essere umano fuori dal teatro, sfumava per Hicks nel tutto, diventando ancora più importante. La sua visione del mondo può essere resa con l’immagine che del nostro pianeta ha un osservatore posizionato in un punto dell’universo. Vedrebbe una palla azzurra destinata, secondo la maggior parte degli esperti, ad essere risucchiata nell’orbita del Sole. «Siamo delle creature migliori di così e l’eternità è il nostro parco giochi. Perché preoccuparsi?», diceva Hicks per giustificare la teoria della pace universale.

Bill Hicks


È l’altro che sfuma nel tutto
, che diventa un grande “noi”. È sufficiente? A questa domanda non c’è una risposta. Per Bill Hicks era, però, necessario. Dovrebbe bastare.

Il monologo finale del suo ultimo spettacolo, Revelations, l’anno prima di morire, è definitivo: «Il mondo è come un giro di giostra in un parco giochi. Quando scegli di salirci pensi che sia reale, perché le nostre menti sono potenti. La giostra va su e giù, e gira intorno, ti fa tremare e rabbrividire, ed è coloratissima e rumorosa, ed è divertente per un po’. Alcuni ci sono su da tanto tempo e cominciano a chiedersi: “È la realtà o è solo un giro di giostra?”. Altri si sono ricordati e vengono da noi per dirci: “Ehi, non vi preoccupate, non abbiate paura, mai, perché questo è solo un giro di giostra”. E noi uccidiamo quelle persone. “Fatelo tacere! Abbiamo investito un sacco in questo giro di giostra. Fatelo tacere! Guardate le mie rughe di preoccupazione, guardate il mio grosso conto in banca, e la mia famiglia. Questo deve essere reale”. È solo un giro di giostra. Ma uccidiamo sempre quella brava gente che tenta di dircelo, l’avete mai notato? E lasciamo che i demoni si scatenino. Ma non ha importanza perché è solo un giro di giostra. E possiamo cambiare le cose in qualunque momento. È solo una scelta. Niente sforzi, niente lavoro, niente occupazioni, niente risparmi di denaro. Una scelta, proprio ora, fra paura e amore. Gli occhi della paura vogliono che voi mettiate serrature più grandi alla vostra porta, che vi compriate delle armi, che vi isoliate. Gli occhi dell’amore, invece, ci vedono tutti come una cosa sola. Ecco che cosa possiamo fare per cambiare il mondo, proprio adesso, in un giro di giostra migliore. Prendiamo tutti i soldi che spendiamo in armi e nella difesa ogni anno e spendiamoli invece per cibo, vestiti ed educazione per i poveri nel mondo. E basterebbero a farlo molte volte, nessun essere umano escluso, e potremmo esplorare lo spazio, insieme, sia interiore che esteriore, per sempre, in pace».

Bill Hicks nasce a Valdosta, nello stato della Georgia, il 16 dicembre 1961 e muore a Little Rock, in Arkansas, il 26 febbraio 1994. Aveva 32 anni.

 

Seguendo alla lettera l’ultimo, profondo, messaggio di Bill, Marco (che ringraziamo per le foto) ha messo in vendita all’ingresso del Teatro Lux alcune magliette dedicate al comico americano, il cui intero ricavato andrà al suo progetto The better ride people in sostegno ai senzatetto di Londra – dove vive – e alla Bill Hicks foundation for wildlife.

E il cerchio si chiude. Come un giro di giostra.

Francesco Bondielli

Nasce nel 1990, scrive per mangiare e beve per scrivere.
Ama le vecchie canzoni e le ragazze con le doppie punte, non sopporta i palloncini e il caffè a un euro e dieci.
Giornalista prestato alla scrittura e scrittore prestato al giornalismo, non sa dove andare. Ma comunque ci va.
Francesco Bondielli
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2 comments to ““The burning flag” a Pisa. Il giro di giostra infinito di Bill Hicks”
  1. Essere stata a quella magnifica serata e aver letto questo articolo, non meno bello, mi porta a una domanda: perchè non fare una fondazione Bill Hiks anche qua? Sarebbe bello e si potrebbe fare del bene.

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