Belle di Mai, un mix di folk teatro e passione

Voci Vaganti, intervista alle Belle di Mai

Belle di Mai è un duo musicale, nato nel 2013 dal desiderio delle due protagoniste, Irene Rametta e Alice Casarosa, di esplorare la musica e spingersi oltre il semplice canto. Entrambe provenienti dall’esperienza teatrale come attrice e cantante e da lavori con il Teatro Era di Pontedera, studiano e lavorano insieme dal 2009, collaborazione che le porta alla definizione del loro progetto musicale.

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Immagine tratta dal video “Voci Vaganti” di Moira Volterrani

Le loro voci si impastano e si fronteggiano in canti tradizionali, canti di paesi lontani, melodie dimenticate con un bagaglio emotivo ricco di ricordi e tradizioni, canti popolari e non necessariamente sempre religiosi, ma con uno stile che richiama talvolta la tradizione polifonica del canto liturgico. Le Belle di Mai  si sono inoltrate ad esplorare la mutevolezza della voce, si sono lasciate trasportare dall’istinto per creare musica con l’uso unico delle corde vocali.

Solo due voci che si sovrappongono, armonie e disarmonie cupe e gioiose, a volte difficili per il nostro orecchio, ma che fanno parte di vecchie e lontane tradizioni, sono riuscite a ridare vita ad un universo acustico di incredibile intensità. Sono le armonie che toccano le corde interne delle due cantanti, al di là delle parole che alcuni canti possono comunicarci: si tratta di un’esplorazione delle melodie e del loro modo di risuonare all’unisono, un’esplorazione che ha dato vita al loro progetto, “Voci Vaganti”, un tour all’interno delle tradizioni musicali, che parte dalla Georgia e si sposta da est a ovest (Bulgaria, Macedonia, Serbia etc.) per poi ritornare a casa.

La musica folk dell’est europeo prende così vita con questo duo, insieme ai canti popolari italiani, in un’ unione perfetta che racconta un viaggio attraverso le armonie vocali. Adesso però mi devo interrompere per lasciare spazio alle Belle di Mai che mi hanno concesso un’intervista, attraverso la quale avremo modo di scoprire nuove cose… e curiosità culinarie in tema con il numero di maggio.

Bulgaria, Macedonia, Georgia, Serbia, Repubblica Ceca, Italia… Sono i paesi che attraversate con la vostra musica nel progetto “Voci Vaganti”. È affascinante sentire i canti delle regioni balcaniche, i canti di tradizioni lontane fatti di musica vocale polifonica. Come e perché è nata l’idea di questo progetto?

Ci siamo conosciute lavorando insieme in vari progetti teatrali a Pontedera. Questo ci ha permesso di capire il nostro interesse comune per il canto e per la voce. Le nostre voci si sono in qualche modo scelte e abbiamo iniziato un percorso di studio insieme condividendo sia insegnanti che un personale lavoro di ricerca in sala. Al tempo stesso lavorando in alcuni progetti teatrali abbiamo conosciuto persone che ci hanno introdotto a diverse tradizioni musicali.

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Immagine tratta dal video “Voci Vaganti” di Moira Volterrani

Di cosa parlano le canzoni del folklore balcanico che avete scelto di riproporre? Avete anche composto pezzi vostri sullo stile di canti popolari?

Le canzoni del nostro repertorio che chiamiamo “Voci Vaganti” hanno varie provenienze, non solo balcaniche. Cantiamo pezzi che vengono dalla Georgia, Ucraina, Repubblica Ceca, attraversiamo i Balcani (Bulgaria, Macedonia, Serbia) incontrando anche canti di indefinibile provenienza fino ad arrivare all’Italia. Gli argomenti delle canzoni sono vari. Si va da temi legati al corteggiamento, all’amore non corrisposto, alla guerra e la povertà, al cantare eroi, alla preghiera e alle leggende popolari. Nelle nostre composizioni sicuramente si può sentire l’influenza della tradizione orientale, anche asiatica, non solo europea. Per esempio nei pezzi registrati con i TomMoto (2014 album AllobAllen) si sentono le influenze dei canti polifonici georgiani, del canto armonico e dello stile vocale dei canti bulgari.

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Immagine tratta dal video di Moira Volterrani

Voi provenite entrambe da esperienze teatrali, di cui una esemplare con Anna Stigsgaard, La Stazione. Come il teatro ha influenzato la produzione delle Belle di Mai?

Ci siamo incontrate per la prima volta nel 2009 durante un corso di formazione teatrale a Pontedera. Le esperienze teatrali successive sono state decisive per imparare a conoscerci e a capire che il nostro linguaggio è qualcosa a metà tra teatro e musica. Sicuramente il teatro influenza il nostro progetto. L’esperienza con Anna è stata per noi un input a partire dallo spettacolo Lisboa per il quale abbiamo lavorato tanto con musica e canto. Poi La Stazione ci ha permesso di incontrare persone portatrici di tradizioni musicali lontane, di lavorare con loro, conoscendole. Abbiamo avuto l’opportunità di svegliare la nostra curiosità e avere un grande scambio, fonte di nutrimento e ispirazione per il nostro repertorio.

Da dove deriva il nome del vostro duo? Ha un significato particolare?

Belle di Mai è un omaggio a due luoghi a noi cari. Mentre cercavamo un nome per il nostro progetto ancora in fase di sviluppo, ci trovavamo girovaghe in due luoghi diversi: in una giornata estiva una passeggiava per le strade di Marsiglia, l’altra a Pontedera. Mentre una percorreva il quartiere assolato della “Belle de Mai” l’altra si sedeva su una panchina dell’omonimo giardinetto pontederese. Leggere il cartello con il nome è stato decisivo e nel giro di qualche minuto già erano iniziati i voli pindarici, individuali e comuni al tempo stesso. A Marsiglia “Belle de Mai” è un quartiere e il suo nome ha un’origine controversa, significa anche bella di maggio, ma più precisamente viene dal nome di un’uva tardiva che cresceva in quella zona della città. In italiano si gioca sul doppio senso, accostando le due parole esce fuori un’ironica negazione della bellezza.

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Belle di Mai è canto e teatro… Anche la danza fa parte delle vostre reinterpretazioni di musica folk? E pensando a questa domanda vi chiedo…Avete mai riproposto una taranta?

Belle di Mai indubbiamente è canto e teatro e per adesso la danza non è un linguaggio che rientra nel nostro lavoro, anche se stiamo sperimentando collaborazioni con danzatori, non con l’intento di uno studio sul folklore, ma per la nostra ricerca sulla connessione corpo-voce.

Prossimi concerti in programma. Dove, quando? Avete anche nuovi progetti nel cassetto?

Il prossimo concerto sarà il 7 maggio al Teatro Sant’Andrea di Pisa dove proporremo il nostro repertorio georgiano condividendo la serata con il coro sardo “Unda di lu mari”. Tra giugno e luglio saremo impegnate con una residenza  artistica in Belgio per il nostro nuovo progetto che debutterà in un festival belga a settembre.

Ultima domanda, un po’ curiosa… In questo numero di Tuttomondo parleremo di cibo e alimentazione. Nelle vostre reinterpretazioni musicali è presente questa tematica? L’avete mai indagata? E ancora una domanda curiosa ma inerente al nostro tema della rivista… Qual è il vostro cibo o la vostra bevanda che preferite? Magari quella che preferite dopo un live!

Non c’è miglior posto dove cantare se non a tavola condividendo cibo e bevande, alcuni dei pezzi che riproponiamo vengono cantati in situazioni conviviali. Tanto è vero che le nostre prime uscite musicali come duo sono state delle apparizioni tra una zuppa e un bicchiere di vino rosso. Elemento fondamentale quest’ultimo dopo un live, decisamente il nostro preferito. E perché non abbinarlo a un bel piatto di salsiccia e fagioli o di ribollita?

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Virginia Villo Monteverdi

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