Barbara Kruger: immagine, parola, provocazione

Dai primi lavori degli anni ’80 ad oggi, lo stile di Barbara Kruger, fotografa concettuale americana, non è mai cambiato, diventando segno riconoscibile del suo lavoro. La sua è una sfida che si nutre attraverso la provocazione sottile e tagliente della parola: unità comunicativa che l’artista americana utilizza come una lama, squarciando il formato immagine dei luoghi comuni creati dalle esigenze politiche ed economiche della società contemporanea.

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B.Kruger, We don’t need another hero, fonte andrewgelman.com

 

Quello che più incanta delle immagini di Kruger, è il breve momento di riflessione che trova il suo spazio sempre a metà, tra il compiaciuto sorriso iniziale e l’inesorabile presa di coscienza finale, a chiusura di un ciclo comunicativo dove la verità degli slogan scritti con caratteri italica bold a forte contrasto cromatico si sovrappone alle immagini fotografiche in bianco e nero prese in prestito dall’universo pubblicitario, da quello politico e dalla cultura di massa.

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B.Kruger, You become what you consume, fonte pinterest.com

L’artista comincia la sua formazione in arti visive presso la Parson’s School of Design di New York, sotto la guida di Diane Arbus; poi l’esperienza come capodesigner per la rivista “Mademoiselle”, infine il ruolo di art director presso “House and Garden” e “Aperture”: tutto quello che Kruger ha imparato sul linguaggio, i segni e la comunicazione grafico-pubblicitaria, serve a costruire nuovi livelli di significato, invertendo il rapporto tra l’elemento verbale e quello visivo.

Il risultato è un universo immaginifico e per certi versi inquietante, dove lo slogan pubblicitario suggerisce il tono della minaccia o dell’ammonimento e dove il carattere rassicurante e allegramente popolare del kitsch entra in cortocircuito con la morale finale del racconto.

Talvolta perfino le massime filosofiche del pensiero moderno vengono sovvertite, incontrando la necessità – mai sacrificata – di ritrarre un’epoca storica: quella contemporanea.

 

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B.Kruger, I shop, therefore I am, fonte interviewmagazine.com

Nelle opere di Kruger l’universo pubblicitario vive e coinvolge lo spettatore emotivamente e intellettualmente, sconfinando fino alla dimensione spaziale: i lavori della fotografa americana abitano i luoghi solitamente destinati agli spazi pubblicitari, come la strada e le pagine dei giornali.

Perfino all’interno delle realtà museali, l’opera di Kruger invade nuovi spazi: accanto alla classica esposizione in sala, l’artista ha sperimentato delle installazioni che prevedevano il riempimento di alcuni spazi architettonici non destinati all’esposizione. Nel 2012 il vano scale e l’area bookshop dell’Hishhorne Museum di Washington vennero ricoperti da brevi frasi sul potere e la volontà d’acquisto, dando un nuovo valore agli elementi architettonici del museo, trasformando la percezione spaziale in un flusso continuo di linguaggio e colore, ragione ed emozione.

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B.Kruger, installazione nell’Hishhorne Museum, fonte hirshhorn.si.edu

Barbara Kruger sfida l’universo comunicativo pubblicitario e provoca la società parlandole attraverso un linguaggio che le è familiare. Il suo punto di vista attira l’attenzione e prende a sberle, innescando un meccanismo dove non si può far a meno di vestire i panni complicati del piccolo roditore in trappola, costretto a scegliere tra un succulento pezzo di formaggio e la sua piccola, fragile zampetta.

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B.Kruger, Our Leader, fonte spruethmagers.com

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