Archeologia e storia nei balcani

Pubblichiamo la lettera di una lettrice che racconta un’esperienza unica e interessante sul piano artistico e storico.

Un’ estate nei Balcani: tra archeologia e storia

11822915_10204046476514890_5588561868789450756_oMi chiamo Eleonora e sono una studentessa di archeologia dell’Università di Pisa. L’archeologia è da sempre la mia passione e mi ha permesso di viaggiare, conoscere nuove persone e scoprire meravigliose culture del passato e del presente. L’estate scorsa ho preso parte ad un progetto di volontariato europeo in Bulgaria che aveva come scopo quello di promuovere l’archeologia e la storia locale. Il volontariato europeo fa parte del programma dell’Erasmus plus e permette a giovani, tra i 18 e i 30 anni, di partecipare a iniziative di volontariato e sviluppo in Europa e non solo.
Following the tracian heritage era il titolo, azzeccatissimo, del programma di volontariato a cui ho partecipato assieme a molti altri giovani provenienti da tutta Europa. Tale programma si poneva l’obiettivo di collaborare ad una campagna di scavo presso un antico santuario situato nelle vicinanze di Velingrad, una piccola cittadina di 45.000 abitanti della regione di Pazardzik, nella Bulgaria sud-occidentale. Sin dal II millennio a.C, la parte occidentale dei monti Rodophi (patria del mitologico cantore Orfeo) fu abitata dalla tribù 11807701_10204046516275884_272088731564681937_otracia dei Bessi. Questo santuario, probabilmente visitato da Alessandro Magno nella campagna di conquista della regione, era dedicato a Dioniso. La storia del sito inizia nella tarda età del Bronzo (XV sec. a.C) e si protrae fino all’epoca paleocristiana. La vita di questo antico insediamento abbraccia molti secoli di storia e ha visto il susseguirsi di importanti avvenimenti: lo sviluppo della civiltà tracia, la dominazione macedone, la conquista romana e infine il diffondersi del cristianesimo.
Il lavoro di scavo è stato diretto dalla Professoressa Diana Gergova, una delle massime esperte di archeologia tracia e storia dei balcani, sotto la cui direzione noi giovani volontari abbiamo avuto occasione di partecipare direttamente allo scavo archeologico, alla documentazione, al disegno e alla catalogazione dei reperti. La sveglia suonava presto ogni mattina e alle 6.30 eravamo già diretti verso il “nostro” santuario. Il lavoro è stato duro, fisicamente e mentalmente, ma siamo stati ricompensati da interessantissime scoperte. Aiutati anche da operai del posto, abbiamo riportato alla luce parte delle mura dell’antico santuario e una zona adibita a deposito votivo. Nel deposito votivo, utilizzato dal Tardo Bronzo sino all’epoca romana, sono stati rinvenuti vasi, coppe, piccoli pesi da telaio, modellini fittili rappresentanti pagnotte sacre e monete romane.
eleonoraSono stati due mesi di intenso lavoro, tuttavia, nei pochi giorni liberi concessi, ho cercato, insieme alla mia compagna e amica di viaggio Martina, di scoprire il più possibile della Bulgaria e dei paesi vicini. Durante i weekend abbiamo visitato diverse zone della Bulgaria: la cittadina di Plovdiv, antica Filippopoli, che conserva i resti del magnifico anfiteatro romano; il villaggio di Bansko, incastonato nel verde dei Balcani, e ovviamente la bellissima Sofia, che con le sue chiese, piazze e musei non ha nulla da invidiare alle altre capitali europee.
Ma non ci siamo fermate alla Bulgaria! A luglio, nei tre giorni liberi dal lavoro, io e Martina abbiamo deciso di visitare l’isola di Thassos, la più orientale delle isole greche dell’Egeo. Affittata una macchina a Sofia e caricate le tende nel porta bagagli, siamo partite alla volta della Grecia. Dopo aver attraversato la catena dei Balcani, siamo arrivate nella città portuale di Kavalà. Il giorno seguente ci siamo imbarcate sul traghetto per Thassos, un’isola di una bellezza inaspettata. Visitata l’antica agorà di Limena con i resti del santuario di Ercole e le rovine dell’anfiteatro romano, ci siamo prese una pausa dall’archeologia rilassandoci nelle meravigliose spiagge di Thassos.
11958162_10204183866269548_2706641118395746020_oL’altra avventura di cui vi voglio raccontare è il nostro viaggio ad Istanbul, in agosto. A Istanbul siamo arrivate con un pullman in partenza da Plovdiv e dopo un interminabile viaggio siamo arrivate nell’antica Costantinopoli. Istanbul, a cavallo tra Europa e Asia, racchiude nelle sue antiche strade la perfetta armonia tra Oriete e Occidente. Una città cosmopolita, moderna e “occidentale” dalla lunga tradizione e cultura musulmana. I palazzi moderni, affiancati dai minareti delle innumerevoli moschee, compongono il suggestivo paesaggio della città. Simbolo di questa sua duplice natura è Aya Sofia, antica sede del patriarca della Chiese d’Oriente trasformata dagli Ottomani in una magnifica moschea. La bellezza e la multiforme natura di questa città si coglie immediatamente venendo a contatto con i suoi abitanti, in loro l’antica tradizione islamica si fonde con un modo di pensare all’occidentale!
11951574_10204200499565370_8085534746658230798_oAbili mercanti riescono a intrattenere clienti delle più disparate nazionalità con una ospitalità tipica della tradizione turca. Nel Bazar il profumo delle spezie, gli abiti dell’antica tradizione orientale, il seducente aroma del thè turco concorrono a creare una atmosfera da mille e una notte, ma dietro l’angolo le moderne e luminose insegne dei negozi ci riportano immediatamente al presente. Nelle vie del porto si respira l’aria di una città di mare: le grandi navi commerciali, il profumo del pesce alla griglia e le parole di mille lingue che si fondono in una sola. Le grandi piazze,le vie dei negozi e le strade sempre intasate dal traffico rendono Istanbul la città più moderna e ricca della Turchia, ma anche un simbolo di integrazione e multiculturalismo del quale oggi più che mai dovremmo fare tesoro.
Mosse dalla voglia di conoscere e visitare l’antica città di Troia (attuale Channakalè), resa famosa dal mitico cantore Omero e riscoperta nel XIX secolo da Schliemann, da Istanbul abbiamo intrapreso un altro viaggio alla volta di Ilio. L’arrivo a Troia per mare, con il traghetto, ha reso il tutto ancora più emozionante. Attraversare lo stretto dei Dardanelli e vedere in lontananza la piana troiana ci ha fatto fare un salto nel tempo di quasi 3000 anni! 11942175_10204194659539373_6731478303646645899_o

Arrivate nel sito quello che colpisce maggiormente la vista sono le antiche mura, che si sono conservate per circa 4 m di altezza, ma che in origine dovevano raggiungere i 10 metri. Le mura racchiudono l’antica città del tardo Bronzo che gli archeologi identificano con la Troia di Omero, della quale si sono conservate le fondamenta di abitazioni eleganti e aristocratiche ma non il centro della città,l’agorà che durante i secoli successivi subì pesanti modifiche soprattutto durante l’epoca romana.
Nell’attraversare le rovine della mitica Ilio, subito tornano alla mente gli episodi narrati da Omero e ad un certo punto sembra quasi di scorgere la figura di Elena, che dalle mura osserva i guerrieri schierati, di Priamo, preoccupato per la sorte dei suoi due figli, Ettore e Alessandro; torna alla mente la commovente scena in cui Andromaca, con in braccio il piccolo Astianate, prega il coraggioso Ettore di abbandonare la battaglia anteponendo la propria famiglia alla gloria eterna; tornano vivide le urla di Achille, straziato dal dolore per la perdita di Paride.
11794243_10204046513115805_7303568680785535766_oMa è tempo di ritornare al presente e ripartire, il nostro viaggio a Troia e in Turchia è quasi finito. L’ultima notte ad Istanbul è stata carica di malinconia, non volevo lasciare quella città di cui mi ero innamorata, ma con la consapevolezza che quello non sarebbe stato un addio, ma solo un arrivederci, ho preso l’autobus per Sofia. Rientrate a Sofia abbiamo speso gli ultimi giorni con i nostri compagni, che avevano deciso di tracorrere i loro giorni liberi altrove in Bulgaria. Uno dopo l’altro sono rientrati a casa, chi in Armenia, chi in Turchia, Estonia, Spagna e Italia. Io sono stata l’ultima a ripartire, a salutare ognuno di loro con le lacrime agli occhi. Sono arrivata sola ma sono tornata con tantissimi nuovi amici, esperienze e cose da raccontare. Non mi scorderò mai di questa esperienza, formativa per i miei studi in archeologia ma soprattutto utile per la mia crescita personale. Trascorrere un periodo di tempo in un paese che non è il proprio, confrontarsi con persone di nazionalità diversa e viaggiare, non solo per visitare luoghi sconosciuti ma per conoscere nuove realtà sono cose che non si possono imparare sui libri. Ora mi sento pronta ad affrontare e continuare con un nuovo spirito i miei studi universitari e soprattutto pronta a nuove avventure!

Eleonora Serra

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