Alla scoperte delle Cariatidi

Come si evince dalle parole di Vitruvio, col nome di Cariatide si fa riferimento ad elementi architettonici che rappresentano sculture di donne, vestite con delle lunghe tuniche, impiegate come colonne al fine di sostenere architravi, mensole o altre parti di un edificio sia esso pubblico o privato.

Dopo aver gloriosamente vinto il conflitto, i Greci presero la comune decisione di far guerra agli abitanti di Caria. Espugnata la rocca, uccisero tutti gli uomini validi, incendiarono la città e ridussero in schiavitù le donne, senza però far loro smettere la stole o gli altri ornamenti matronali. Vollero infatti che espiassero per tutti i loro concittadini, oppresse dalla vergogna di una gravosa esemplare schiavitù non soltanto durante la celebrazione del trionfo, ma per sempre… Gli architetti del tempo rappresentarono allora nei pubblici edifici le immagini delle donne di Caria nell’atto di sopportare pesanti carichi, volendo ricordare ai posteri la loro colpa e il loro castigo.

(De architectura, 1, 1, 5; Marco Vitruvio Pollione)

I loro corrispettivi maschili prendono invece il nome di Telamoni.
Si tratta quindi di antropomorfizzazioni di figure architettoniche, riproponendo le stesse secondo proporzioni umane e accompagnandole con altri elementi architettonici dove necessario.

Le maestranze ritraggono le Cariatidi ben erette, possenti, il capitello sopra il loro capo e la base su cui poggiano sono gli elementi di raccordo tra la loro figura e il resto dell’architettura in cui sono inserite, questi elementi sono necessari per armonizzare le proporzioni umane a quelle della colonna.

La loro è una funzione attiva e non passiva, portante e non decorativa, in quanto sostituiscono con il loro corpo il ruolo di colonne o parastre.

Alcune Cariatidi mutano leggermente la configurazione statica, utilizzando anche la mano o il braccio come sostegno dell’architrave.

A differenza dei Telamoni, scolpiti con le braccia alzate sopra il capo per sopportare il peso degli elementi architettonici e raffigurati con sembianze di sforzo, esse manifestano sempre un aspetto sereno e disteso.

Le Cariatidi compaiono già nell’architettura egiziana, addossate ai pilastri, come appoggio più che sostegno, senza manifestare alcuno sforzo di fatica, anzi dando la sensazione di calma e serenità.

Nell’architettura orientale l’uso è diffuso, vengono addossate ai pilastri, ma sono incurvate sotto lo sforzo del peso da sorreggere.
Usuale altresì nell’arte etrusca, negli oggetti di terracotta e bronzo; ancora nell’arte romana, meno statiche e meno ornate; rare nell’architettura romanica e gotica. Riprese, infine, nel rinascimento con il ritorno dei motivi classici.
Uno dei più grandi esempi dove poter studiare e ammirare le Cariatidi è l’Eretteo, un tempio situato sull’Acropoli di Atene.
L’acropoli, o città alta, è la parte più sicura e difendibile della città, quindi il luogo ideale dove costruire l’area sacra dedicata alle divinità.

L’Eretteo è un tempio molto particolare, in quanto costruito su più quote, diverso in ogni prospetto e non simmetrico. Si narra che sul luogo dove fu edificato il tempio avvenne la battaglia tra due divinità, Atena e Poseidone per il predominio della città, proprio per questo l’Eretteo ospita due celle distinte per due diverse divinità; il culto di Posedione è inoltre identificato con quello del re Eretteo, da qui il nome dell’insolito edificio.

Iniziato nel 421 a.C. fu terminato solo nel 409 a.C., l’edificio concluse il rinnovamento ad opera di Pericle, riproponendo un precedente tempio arcaico che ospitava i culti del tempio di Atena. La sua irregolarità e la sua asimmetria sono dovute alla necessità di riunire in un unico luogo più edifici; si compone di un corpo centrale al quale si affiancano due minori autonomi, la parte forse più affascinante è costituita dalla loggetta delle Cariatidi, situata ad un’estremità del fianco meridionale del tempio.

Le Cariatidi sono qui donne dalla robusta corporatura, le loro vesti sono adornate da un fitto panneggio che richiama le scanalature delle colonne. Esse hanno una gamba piegata in posizione di riposo e sono sormontate da un capitello ionico privo di volute a sorreggere la trabeazione, la loro altezza è pari a 2,3 metri.

Si potrebbe, nel caso specifico dell’Eretteo, ricollegare la storia narrata da Vitruvio con le antenate delle Cariatidi ovvero le Korai, modelli appartenenti alla statuaria greca, fanciulle nel pieno della loro femminilità e dall’aspetto imperturbabile.
Secondo un’altra ipotesi le figure scolpite si potrebbero correlare al ricordo di qualche cerimonia, nello specifico alla processione delle Panatenee, le feste religiose più importanti della città perché dedicate alla dea Atena.

Eretteo, loggia delle cariatidi, acropoli di atene

Eretteo, Loggia delle Cariatidi, Acropoli di Atene

Particolare delle Cariatidi, Eretteo, Acropoli di Atene

Particolare delle Cariatidi, Eretteo, Acropoli di Atene

 

Oggigiorno le Cariatidi come oggetto architettonico possono essere individuate in diversi esempi.

Uno tra tutti il Parlamento di Vienna, arricchito da un balcone a primo piano sorretto da quattro coppie di Cariatidi. Esse sono scolpite con la gamba destra in posizione di riposo, in tutte le coppie la figura a sinistra poggia il braccio sulla cariatide vicina, appaiono quindi come strette in un abbraccio. Il panneggio è ricco e i volti sono sereni, quasi noncuranti della loro funzione di sostegno della loggia soprastante.

Particolare della coppia di Cariatidi, Parlamento, Vienna

Particolare della coppia di Cariatidi, Parlamento, Vienna

 

Un altro affascinante esempio si può ritrovare a Casa Sartori a Noghere (Trieste). Le quattro Cariatidi sono scolpite con un drappo che copre solo la parte inferiore del corpo, lasciano i seni scoperti, e sorreggono un balcone a primo piano. Esse verranno aggiunte solo all’ inizio del ‘900, estrapolate dal Teatro Armonia di Piazza Goldoni a Trieste dopo la sua demolizione.

Cariatidi, Casa Sartori, Noghere (Trieste)

Cariatidi, Casa Sartori, Noghere (Trieste)

 

Ma non soltanto in architettura, queste affascinanti figure sono riprese anche in pittura da Amedeo Modigliani. La mostra recente a Palazzo Blu di Pisa, dove sono state esposte alcune delle opere dell’artista per narrare la sua vicenda umana del periodo di formazione, raccoglieva anche opere dove ad essere rappresentate sono proprio delle Cariatidi.
Disegnare, semplificare, ricercare l’essenziale queste le parole d’ordine del suo lavoro.
Durante il suo percorso l’artista incontra Picasso, ma ciò non comportò l’adesione per Modigliani al cubismo, anzi l’incontro caratterizzerà il processo di schematizzazione e stilizzazione con accezioni molto personali.
Proprio nei disegni delle Cariatidi possiamo notare l’abbandono della prospettiva accademica e l’accentuazione dei contorni dei personaggi con bordi scuri, nonché la riorganizzazione personale dei canoni figurativi classici.

Cariatide, Modigliani, disegno

Cariatide, Modigliani, disegno

Cariatide, Modigliani, Olio su tela

Cariatide, Modigliani, Olio su tela

Il simbolismo, in ambito architettonico e non solo, sulla mitica figura delle Cariatidi è ricco e confuso; com’è noto, nella culla d’ellenismo ogni particolare creato nasconde dietro innumerevoli rimandi alle divinità e agli svariati e bizzarri miti, tramandatici dai più grandi scrittori del tempo.

Donatella Incardona

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