L’abito rosso della Granduchessa

La leggenda vuole che tra Cosimo ed Eleonora sia stato amore a prima vista, tanto da indurre il giovane a rifiutare la primogenita del viceré che poco somigliava in grazia e bellezza alla sorella più piccola

Non esiste niente di più profano di un bell’abito, se poi il colore è rosso cremisi, meglio! Stiamo parlando del vestito della Granduchessa di Toscana Eleonora di Toledo oggi conservato a Pisa nel Museo Nazionale di Palazzo Reale.

Futura moglie di Cosimo de’ Medici, Eleonora, arriva dalla Spagna al Regno di Napoli quando aveva dieci anni per seguire il padre che venne nominato dall’Imperatore Carlo V viceré della città. Correva l’anno 1532.

La leggenda vuole che tra Cosimo ed Eleonora sia stato amore a prima vista, tanto da indurre il giovane a rifiutare la primogenita del viceré che poco somigliava in grazia e bellezza alla sorella più piccola. Mettendo da parte il romanticismo di questa storia d’amore, dalla quale nacquero ben 10 figli, dobbiamo tener presente che per il rampollo Medici questo matrimonio avrebbe garantito una dote notevole nonché l’alleanza con la Spagna.

Convolarono a nozze nel 1539. I festeggiamenti per questo lieto evento raggiunsero un fasto mai visto prima. Fu un matrimonio lungo e felice, grazie al carattere forte della duchessa, che si dimostrò anche ottima stratega durante le assenze del marito.
Dunque la Granduchessa Eleonora, secondo le cronache, fu una donna che si intendeva di politica, madre severa e moglie amata, ma come dirà la stilista statunitense Rachel Zoe parecchi secoli dopo:

La moda è la maniera di dire chi sei senza dover parlare.

A. Bronzino, Eleonora e il figlio Francesco I, 1549. Pisa, Museo Nazionale di Palazzo Reale

A. Bronzino, Eleonora e il figlio Francesco I, 1549. Pisa, Museo Nazionale di Palazzo Reale

Sentiamo, dunque, cosa ci raccontano i vestiti della Granduchessa. Nei numerosi ritratti del pittore della famiglia Medici, Agnolo Bronzino, la duchessa appare sempre elegante, di quell’eleganza che non prevede l’eccesso ma la raffinata ricercatezza dal tessuto prezioso e accuratamente lavorato, il tutto accompagnato da gioielli di inaudita bellezza e acconciature rigorose che le incorniciano il volto. Tutto questo si può evincere dai ritratti, ma il nostro vestito rosso cremisi ci dice molto di più. L’abito, che è tornato nella teca della sala degli arazzi di Palazzo Reale a Pisa il 22 giugno 2015, dopo la mostra a Toledo intitolata “La moda española en el Siglo de Oro”, fu confezionato in velluto rosso tagliato unito a un corpo in seta.

Abito rosso ,Pisa, Museo Nazionale di Palazzo Reale

Abito rosso ,Pisa, Museo Nazionale di Palazzo Reale

Il busto ha una scollatura quadrata alta che avvolge le spalle con delle bretelle sottili, la passamaneria divide lo spazio simmetricamente in due con una decorazione a fascia formata da cordoncini rossi e in oro filato che guidano lo sguardo  rapidamente, ma non distrattamente, dalla parte centrale attraverso la lunghezza della gonna, accompagnandolo al termine di questa e proseguendo in una corsa lungo tutto il diametro per poi restituire la stessa simmetria sul retro.

Le lunghe maniche sagomano il naturale andamento delle braccia, larghe sulle spalle e più strette ai polsi, qui si chiudono con un bottone piccolo e un asola in cordella. L’andamento decorativo longitudinale della manica divide la superfice in quattro parti ognuna delle quali divisa nuovamente a metà da dodici piccoli tagli. La manica, così riccamente decorata, presenta piccoli anelli in passamaneria nella parte alta che “crestano” elegantemente le spalle e accompagnano le cordelle in seta che si legano alle esili spalline.

La gonna è arricciata all’altezza della vita e sagomata a punta sul davanti si divide poi in quattro teli con gheroni (stoffe triangolari ai lati che servono per aumentare l’ampiezza). Questa presenta un leggero strascico che era stato ripiegato all’interno durante il periodo in cui l’abito fu utilizzato come vestimento per la statua dell’Annunziata previa donazione della duchessa Eleonora. L’indumento infatti proviene dal convento pisano di San Matteo, contiguo al palazzo in cui Cosimo e la Granduchessa soggiornavano per lunghi periodi, soprattutto d’inverno, approfittando del clima mite di Pisa.

Ma questo è veramente l’abito che Eleonora di Toledo indossava nel ritratto del Bronzino che nel 1549 la ritraeva con il figlio Francesco? (Anche questo conservato nel Museo Nazionale di Palazzo reale di Pisa)
L’abito nel ritratto è parzialmente coperto dalla classica giacca spagnola che la figlia del viceré tanto amava indossare: la zimarra, questo però non nasconde alla vista la somiglianza tra i due vestiti. Il dilemma su cui concentrarci, però, è un altro:

Quest’ abito è realmente appartenuto ad Eleonora?

A. Bronzino, ritratto di Granduchessa

A. Bronzino, ritratto di Eleonora di Toledo

 

La studiosa del costume Thessy Schoenholzer Nicholson, che ha partecipato alla pubblicazione, a cura della Dott.ssa Mariagiulia Burresi – che uscì in occasione della mostra tenutasi nel 2000 –  ha notato una forte somiglianza con un altro vestito di Eleonora: l’abito funebre della Granduchessa. Il confronto è tra le due sottane che risultano simili nella forma, nella guarnizione del busto e nel taglio della gonna stessa.

Purtroppo nei documenti che descrivono il guardaroba della moglie di Cosimo, sebbene non manchino abiti rossi cremisi, non c’è una descrizione adeguata che ci riconduca direttamente al nostro abito. Una probabilità da non sottovalutare è che questo possa essere il vestito di una delle sue tredici dame. La Granduchessa Eleonora infatti, durante i viaggi cerimoniali a Siena e a Roma, nel 1560 portò con se le sue dame abbigliate con sottane rosso cremisi.

Queste vesti uscirono dalla bottega di mastro Agostino che era solito utilizzare le stesse tecniche sartoriali per tutti i capi femminili importanti di corte. Se questo abito sia stato indossato da lei in persona o da una delle sue dame poco importa, ma ciò che è realmente importante è il documento che fornisce ai contemporanei sulla moda del tempo. Il capolavoro è oggi visitabile e in perfetto stato grazie al restauro del 2000 compiuto egregiamente dalla CCTA di Moira Brunori e Mary Rizza. Insomma di Eleonora o no è pur sempre un bell’abito.

Eleonora Greco

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