25 luglio: storia della pastasciuttata dei fratelli Cervi

Chi erano i fratelli Cervi e l’importanza della memoria

Sette fratelli, (Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore) due sorelle (Diomira e RIna)  il padre Alcide e la madre Genoeffa Cocconi. Una famiglia come molte nell’Italia agricola precedente alla guerra. Siamo in Emilia negli anni trenta, per la precisione nel 1934 e sempre per precisione in provincia di Reggio Emilia,  e la famiglia Cervi al completo (l’ultimo figlio Ettore è nato nel 1921) si trasferisce da Campegine a Gattatico. Questo trasferimento non è l’unico effettuato negli anni dalla famiglia Cervi, ma lo ricordiamo per l’importanza che ha, poiché con questo trasferimento la famiglia Cervi passa dalla condizione di mezzadria che aveva avuto fino a quel momento a una condizione di affittuario. Questo passaggio è importante e non banale. Negli anni trenta l’agricoltura italiana è ancora fondata sulla mezzadria e lo rimarrà anche per molti anni a seguire. Ma, troppo spesso, questa forma contrattuale favorisce soltanto i grandi proprietari terrieri e spesso non aiuta lo sviluppo stesso dell’agricoltura. “Assicurando al proprietario del fondo una congrua rendita senza bisogno di grandi investimenti, la mezzadria costituì a lungo un freno all’introduzione di metodi imprenditoriali nell’agricoltura, con la conseguenza di una bassa produttività dei terreni. Per questo motivo, i legislatori moderni hanno ovunque cercato di abolire o quantomeno disincentivare questa forma di rapporto.” (wikipedia)

La famiglia Cervi, quindi, lungimirante, nel 1934 si trasferisce nel podere Campirossi e grazie alla nuova forma contrattuale di affitto del podere comincia subito a mettere in atto nuovi metodi di lavoro agricolo,  così, nel 1939 arriva il primo trattore Balilla, seguito due anni dopo dal nuovo e più potente Landini (a testa calda). I fratelli Cervi hanno ereditato dalla madre la passione per la lettura, la biblioteca di casa Cervi è, considerando il periodo e la condizione agricola della famiglia, molto ben fornita. I fratelli Cervi studiano e si documentano molto sui nuovi sistemi agricoli, sull’apicoltura, sulla manutenzione delle stalle e inoltre leggono libri di vari generi per piacere personale. “ Sono autodidatti, i Cervi, spinti da un desiderio di emancipazione sociale che passa per il lavoro nei campi, l’innovazione nella stalla.” (Istituto Cervi) E’ grazie a questo desiderio di emancipazione e alla loro tenacia che il podere di Campirossi passa da essere un terreno in pessime condizioni a un podere ben tenuto e sopratutto produttivo e redditizio. 

famiglia Cervi

Famiglia Cervi

Per quanto riguarda gli altri aspetti della vita familiare possiamo dire che la figura della madre spesso secondaria nelle varie biografie della famiglia o negli articoli sui sette fratelli è, in realtà, una figura centrale e molto importante. Come abbiamo detto è da lei che i figli hanno preso l’amore per la conoscenza, è una figura di riferimento della famiglia e il perno intorno al quale si muovono tutti gli altri dieci componenti della famiglia. Le decisioni, in famiglia, vengono prese in maniera collettiva e democratica. La famiglia ha forti radici cattoliche e il padre, Alcide, è iscritto al Partito Popolare dal 1921. E’ in questo contesto che nasce e si consolida lo spirito antifascista di tutta la famiglia Cervi.

L’avversione verso il fascismo si palesa molto presto. Uno dei primi importanti momenti di ribellione si ha con la resistenza che la famiglia Cervi e il podere di Campirossi oppone alle  leggi speciali sull’ammasso.

Dall’antifascismo alla resistenza e all’adesione alle idee comuniste il passo è breve, sopratutto per alcuni dei fratelli. Aldo Cervi, che come il padre Alcide era un attivista dell’ azione cattolica del paese, è il primo ad abbracciare le idee comuniste, ma ben presto anche altri fratelli lo seguiranno. Nel podere di Campirossi trovano spesso rifugio partigiani, disertori e semplici antifascisti. Negli anni la famiglia Cervi è aumentata, quattro fratelli si sono sposati e hanno avuto bambini e nel podere di Campirossi abitano ogni giorno più di venti persone. Spesso la memoria ricorda i fratelli Cervi come un unicum, ma ognuno di loro ha diverse caratteristiche e diversi ruoli all’interno della famiglia e anche un diverso impegno nella militanza politica e antifascista. 

aldo Cervi

Aldo Cervi

Così mentre Aldo Cervi pensa spesso ai rischi che corre con il suo agire politico, altri come Antenore, Ovidio e Ettore pur essendo idealmente vicini ai fratelli e antifascisti convinti sono sicuramente meno esposti degli altri fratelli. Aldo Cervi inizia la sua formazione politica nei primi anni trenta in carcere – dove è stato mandato per insubordinazione durante il servizio  militare – tornato a casa, nel podere di Campirossi, dà vita, insieme ad altri compagni, a una biblioteca popolare, dove vengono prestati anche libri vietati dal regime fascista. All’inizio degli anni quaranta ha contatti con Lucia Sarzi, attrice e militante comunista che lo metterà in contatto con le cellule della resistenza clandestina. È così che durante la guerra il podere della famiglia Cervi diventa un punto di riferimento per tutti gli antifascisti dell’Emilia e non solo.

25 luglio 1943: Il Gran Consiglio del Fascismo approva con 19 voti favorevoli, 7 contrari e 1 astenuto, l’ordine del giorno presentato da Dino Grandi che esautora Mussolini dalle funzioni di capo del governo. Poche ore dopo l’ormai ex duce è fatto arrestare e imprigionare dal re Vittorio Emanuele III.

In quel momento, molti italiani, sono convinti che l’incubo sia finito. Anche a casa Cervi inizialmente si pensa sia così, o comunque, tutti concordano che sia un momento importante e che vada festeggiato. Dopo 21 anni il termina il governo del Partito Fascista e in quel momento questa era la cosa importante. Così a casa Cervi si prepara, con la farina del podere, una grande quantità di pasta. Kg e kg di pasta – c’è chi dice oltre 300 kg – che viene condita con burro e formaggio (la cosa più economica e più facilmente reperibile nella campagna emiliana). La pasta viene caricata su un carro e portata nella piazza del paese a Campegine e distribuita a tutti. Si narra che passasse anche un ragazzo in camicia nera e che, Aldo Cervi, offre anche a lui la sua pastasciutta. Ovviamente fu una grande festa, anche perché mangiare, in tempo di guerra, era sempre una festa.

Questo è l’episodio che è stato ripreso in questi anni, dall’Anpi, e poi sostenuto da altre associazioni, e che ogni anno porta in piazza, in tante piazze d’Italia, grandi tavole di persone che vogliono ricordare quella pastasciuttata in quel 25 luglio del 1943. Solo pastasciutta ad un costo simbolico e tanta memoria storica.

Cosa successe dopo quel 25 luglio è storia.

Ma proprio perché la memoria è un dovere civico, vogliamo ricordarlo.

E’ la storia a scandire i tempi della famiglia Cervi

8 settembre 1943: Il maresciallo Badoglio, legge alla radio un proclama che annuncia al paese l’armistizio tra Italia e Alleati. 

Inizia per gli italiani il periodo più drammatico dall’avvento della seconda guerra mondiale. Benito Mussolini dopo il 25 luglio si è rifugiato a Salò e da lì fonda e dirige la Repubblica di Salò dove convogliano i suoi fedelissimi. I nazisti, ancora in Italia, cominciano le rappresaglie contro chiunque: cittadini, partigiani, soldati dell’esercito italiano. I partigiani, in ogni parte d’Italia, si armano e danno vita alla Resistenza sulle montagne combattendo contro i nazisti e i fascisti ancora fedeli al Duce. Per quasi due anni il paese è diviso tra nord (ancora invaso dai Tedeschi) e sud (liberato subito dagli americani) e l’Italia è  dilaniata da  un lato dalla guerra civile tra partigiani e fascisti e dall’altro dalle stragi naziste.

Dopo l’8 settembre, i fratelli Cervi si armano, sono tra i primi nella provincia emiliana, e a ottobre salgono sulle montagne. La loro casa è ormai un punto di riferimento per la resistenza italiana e spesso anche per soldati o cittadini stranieri, purché antifascisti. Spesso vengono chiamati la “Banda Cervi. Ai sette fratelli e al padre spesso si aggiungono Quarto Camurri  e Dante Castellucci, detto Facio.

Ma la banda Cervi non avrà vita lunga. Il 25 novembre 1943, all’alba un plotone composto da quasi 100 uomini della Guardia Nazionale Repubblicana (la Repubblica di Salò) accerchia la casa colonica del podere Campirossi. All’interno tutti stanno dormendo: donne, bambini e anche tutti gli uomini della famiglia Cervi. Contemporaneamente all’accherchiamento, dopo pochi minuti le stalle e il fienile vanno a fuoco. La resa della famiglia Cervi è inevitabile. Così la mattina del 25 novembre vengono arrestati i sette fratelli Cervi, il padre e altri compagni (tra cui anche Quarto Camurri e il Facio). Rimangono in prigione per oltre un mese.

Il 27 dicembre viene ucciso il fascista Davide Onfiani, segretario comunale di Bagnolo in Piano. I fascisti vogliono una rappreseglia: 10 persone. “A me ne basterebbero sette”, disse il fascista al Comitato Federale di Reggio Emilia riunito per decidere la rappresaglia, dieci al posto di uno, dopo l’uccisione di Davide Onfiani, il segretario comunale fascista di Bagnolo in Piano. Così nella notte tra il 27 e il 28 dicembre viene autorizzata l’esecuzione dei sette fratelli Cervi e di Quarto Camurri (da Continuano a vivere i Cervi)

Il 28 dicembre all’alba vengono uccisi al poligono di tiro di Reggio Emilia.

Pare che in seguito, perfino dalle alte sfere del comando della RSI un fascista rispose al dispaccio in cui si comunicava l’esecuzione effettuata con una frase eloquente: “Sette fratelli?? avete ucciso 7 fratelli?”

Gelindo Cervi – 42 anni, 2 figli e in attesa del terzo      Antenore Cervi – 39 anni, 3 figli      Aldo Cervi – 34 anni, 2 figli       Ferdinando Cervi – 32 anni             Agostino Cervi – 27 anni, 3 figli          Ovidio Cervi – 25 anni     Ettore Cervi – 22 anni         Quarto Camurri – 22 anni

Le Pastasciutte

Da diversi anni l’evento della Pastasciuttata del 25 luglio – in ricordo dei fratelli Cervi è diventata un evento virale e si è esteso a molte realtà. Centinaia di piazze organizzano l’evento dando come cena solo una pastasciutta. Quest’anno, 2020, l’evento non si terrà a causa delle norme anti-Covid così dalle pagine del sito Museo Cervi è stato lanciato l’evento la Pastasciuttata antifascista virtuale.

A pranzo fotografa il tuo piatto di pasta – fai una storia – usa l’hastag #pastaliberatutti  e tagga @istitutocervi. Verrà successivamente creata una grande tavola virtuale con la pastasciuttata 2020

Perché essere antifascista ha ancora senso oggi come allora.

 

 

 

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