Memoria o perdita di memoria in.. Memento

Memento (Memento, Christopher Nolan, 2000)

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Autore di film come Inception (2010) e Interstellar (2014) e della recente trilogia di Batman, tra i registi hollywoodiani contemporanei più noti al pubblico, Christopher Nolan è certamente uno dei più enigmatici. Le sue opere sono già pietre miliari della cosiddetta narrazione non lineare. L’architettura della trama e della narrazione, nella sua complessità, è uno degli elementi fondamentali che contraddistinguono il cinema di Nolan. Ciò nonostante egli si dichiara non interessato alle possibili letture e all’attribuzione di significati nei suoi film. Della serie, ognuno è libero di perdersi a piacimento all’interno dei labirinti mentali che il regista predispone. “Memento” in latino è l’imperativo futuro di ricordare, che può essere tradotto con “ricordati”. La memoria, intesa come costruzione mentale è quindi protagonista del film, il cui soggetto è tratto da un racconto del fratello del regista, Jonathan Nolan.

La pistola spara subito e un uomo è ucciso. La scena che sa di regolamento di conti è forse la conclusione di una lunga ricerca? Leonard Shelby (Pearce) è un ispettore assicurativo in congedo che non è più in grado di lavorare a causa di danni irreversibili alla memoria a breve termine. Totalmente incapace di ricordare qualsiasi cosa per più di pochi minuti, Shelby affida la sua vita a istantanee, appunti tatuati sulla propria pelle e a pizzini sparsi per la stanza d’albergo dove vive. In questo modo riesce a portare avanti le indagini per la ricerca dell’uomo che ha stuprato e ucciso sua moglie, ultimo evento della sua vita che riesce a ricordare e che custodisce tatuato sul petto a caratteri cubitali.

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In drammaturgia vi è una sorta di regola, teorizzata da Cechov, per cui se in una storia appare una pistola, allora è necessario che questa pistola spari. L’introduzione dell’oggetto genera un’attesa da parte del lettore/spettatore e questa attesa non deve essere tradita. In Memento si ha un paradosso, la pistola appare subito e spara subito, ma è come se non lo avesse fatto, poiché nulla sappiamo dell’uomo che è morto, dell’assassino e del rapporto che lega questi due personaggi. L’assassino stesso, il protagonista della storia, a causa del suo problema fisico, non è in grado di ricordare come sia arrivato a compiere questo omicidio premeditato. Il metodo che Shelby utilizza per poter vivere si basa sull’ordine. Appunti chiari, concisi e comprensibili che gli consentano di capire velocemente ciò che lui ha reputato necessario tra le cose che gli accadono, i suoi pensieri, le impressioni sulle persone, le piccole bugie quotidiane che a volte cerchiamo di raccontare anche a noi stessi. La (perdita della) memoria assume quindi un ruolo importante dal punto di vista narrativo, la peculiarità di questo modo di narrare sta nell’appoggiarsi al metodo di memoria del protagonista. La narrazione si sviluppa attraverso strutture e sovrastrutture, procedendo lungo binari non paralleli che incedono in verso opposto e si incontrano attirati nel centro di gravità dell’intera storia.

tumblr_lq5ncuSvKA1qzztwpo1_500Le scene a ritroso sono della stessa durata di un pensiero che permane nella mente di Shelby. Lo spettatore assiste e comprende la vicenda a partire dagli appunti che il protagonista unisce in un puzzle da ricollegare a ogni scena per arrivare a una parziale conclusione. Gli è impossibile leggere un libro o un fascicolo per intero, deve leggerne delle parti, riassumerle e collegare i riassunti per dare un senso a tutto il ragionamento. Memento si basa quindi su una ricostruzione, su un racconto. Il secondo grande paradosso sta nel fatto che mittente e destinatario del racconto sono lo stesso personaggio, nonché il protagonista. I Nolan hanno spinto all’estremo un aspetto del rapporto tra individuo e ricordi, giocando sul limite fisico di non riuscire a ricordare. I motivi del protagonista, il suo trascorso, il rapporto con gli altri personaggi, la storia di Sammy Jankis, un uomo con una menomazione all’ippocampo che Shelby ha dovuto seguire quando lavorava per una compagnia assicurativa, lasciano spazio a interpretazioni diverse e intorbidiscono ulteriormente le acque della memoria, e anche della nostra comprensione della storia.

Nonostante nel tempo Nolan abbia collaborato con diversi musicisti per le colonne sonore, da sempre le musiche dei suoi film contribuiscono a generare un tipico alone grigio, tetro e austero che trova la sua perfetta collocazione nella Gotham City nolaniana, la città di Batman ricostruita magistralmente nella versione del regista anglo-americano.

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Appuntatevi dunque questo film da qualche parte e… non dimenticate di vederlo.

Leo D’Arrigo

Tomas Ticciati
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